Solo schiavi sani!

Da OggiTreviso:

A Vedelago solo immigrati sani

Il Comune ha inviato la richiesta a Prefettura e Questura

Vedelago
Solo immigrati che dimostrino di essere sani e robusti. Solo per loro
dovrebbe essere concesso il permesso di soggiorno
. A chiederlo è il
Comune di Vedelago. La richiesta è stata rivolta alla Prefettura e alla
Questura.
È la conseguenza dell’approvazione da parte della Giunta comunale di
un ordine del giorno del 30 gennaio scorso. La delibera auspica che il
permesso di soggiorno venga rilasciato solo a stranieri in possesso di
idonea certificazione medica: il nuovo arrivato dovrebbe essere in
possesso di certificati che attestino la sana e robusta costituzione
fisica per ottenere l’autorizzazione a rimanere.
La richiesta nei mesi scorsi era stata effettuata anche da altri
comuni, in primis Treviso e Riese Pio X. La delibera di giunta,
denominata “Proposta di approvazione ordine del giorno su idoneità
medico-sanitaria cittadini comunitari ed extracomunitari”, è stata
invitata prima al Prefetto di Treviso, poi andrà al Questore.

 

Traduco contestualizzando:
Cercasi manodopera a basso costo per le nostre fabbriche (per l’agricoltura ci siamo già attrezzati ), altrimenti ci tocca mandare tutto in Romania (e con quello che costa il petrolio…). Tuttavia i turni di lavoro necessitano gente sana, con una buona forma fisica. Non possiamo assolutamente permetterci di gravare sul sistema sanitario, già appesantito dai nostri schianti in auto .

Per finire ci trasferiamo in Puglia, dove si capisce quali sono le vere occasioni di ammalarsi, per chi è alla ricerca di un lavoro (da un reportage dell’Espresso).

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Balle atomiche

Ultimamente si *parla* molto di nucleare *civile*… Se stai leggendo questo blog, probabilmente sei abbastanza intelligente da usare internet per capire come gli interessi di pochi (ma veramente pochi!) portano avanti con la complicità dei media una campagna agiografica per questa salvifica tecnologia. Quando invece, semplicemente dal punto di vista più individualista, è antieconomico produrre energia elettrica dal nucleare.

Nonostante tutto il dettagliato materiale *contro* che si può trovare in rete (chissà perchè non si trovano molte fonti, documentate, a favore, è interessante il seguente articolo che presenta un esempio di demistificazione.

Da Amisnet

Nucleare: la falsa propaganda dell’ENEL

A cura di Valentina Vella • 10 Giugno 2008

L’Italia
si guarda indietro e si prepara ad investire miliardi e miliardi di
euro in impianti nucleari mai sperimentati, costosi e che faranno
lievitare e non diminuire le bollette dei consumatori
. In una recente
intervista, l’Amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ha
parlato di 3-3,5 mld di euro a centrale. “Si tratta di una cifra non
vera”- denunciano le associazioni ambientaliste che invitano a guardare
il mercato internazionale per rendersi conto della falsità di tali
dichiarazioni.Conti dovrebbe
essere denunciato per aver introdotto nel dibattito italiano elementi
falsi
– ha commentato il Responsabile delle Campagne di Greenpeace
Giuseppe Onufrio -. Sullo stess tipo di tecnologia, infatti,
l’Amministratore delegato del colosso energetico tedesco Eon ha parlato
di cos

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Non solo Vicenza

La militarizzazione del territorio continua senza sosta. Chissà a cosa serve.
Quest’anno è il 90° dalla Grande Guerra, un sacco di manifestazioni, discorsi, rievocazioni storiche… E’ molto importante ricordare, perchè dagli errori si impara. Però forse non è stato questo l’obiettivo, la logica è quella della celebrazione, grandi tempi, grandi eroi, patriottismo… In prima fila i cittadini leghisti (e le autorità); non capisco cosa cerchino, visto che poteva esserci un fantastico regno Lombardo Veneto, che è stato conquistato dai terroni…
A Vicenza c’è dopo la creazione di un fortissimo movimento di opposizione alla base, c’è stata la prima vittoria, una sentenza del tar che ha sospeso l’ampliamento della base.

Nel seguente articolo si parla di nuovi progetti militari, questa volta è protagonista la Provincia Autonoma di Trento, ma il denominatore comune è sempre la distruzione del territorio con accordi nascosti alla cittadinanza. Sinceramente non credo che gli austriaci vogliano riconquistare l’Italia, ma dobbiamo difenderci.
Dovevano ben difendersi lo sparuto gruppo di persone, che pochi giorni fa ha provato a manifestare il proprio dissenso; evidentemente erano proprio pericolosi, viste le botte che hanno preso.

 

 Da Amisnet:

Basi militari: il progetto “Caserme” tra le montagne trentine

A cura di Marzia Coronati • 27 Giugno 2008

Governo
e Provincia di Trento vorrebbero costruire, tra la concessionaria
Dorigoni a sud di Trento e l’aeroporto di Mattarello, una base militare
in grado di ospitare 1600 soldati. 47 ettari di terreno agricolo
coltivato a vite e piante da frutto saranno coperti da migliaia di
metri cubi di porfido
.

E’ iniziato tutto nel 2002, quando è stato firmato un accordo tra
Stato e Provincia di Trento, che concedeva alla provincia circa 47
ettari di area militare in cambio di 30 ettari di altro terreno
agricolo pregiato. Di questi 47 ettari, che costituivano un’area
militare sin dal dopoguerra, quasi più della metà sono abbandonati e
fatiscenti dal tempo della caduta del muro di Berlino.

 

Quest’accordo era passato in sordina, solamente un gruppo di sette
o otto contadini che avevano delle terre in quell’area, e che quindi
gli sarebbero state espropriate, avevano portato avanti qualche
assemblea per capirne qualcosa di più ” racconta Franco Tessari,
abitante di Mattarello e autore del blog http://trentomilitarenograzie.blogspot.com/.
” Questo progetto di militarizzazione del territorio nazionale,
denominato “progetto Caserme”, costerebbe all’amministrazione
provinciale circa 200 milioni di euro, tra permuta dei terreni e
costruzione della caserma, entrambi a carico dell’amministrazione
provinciale”, ha detto Franco.

La Val d’Adige, già molto compromessa dalle infrastrutture, vedrebbe
così altri 47 ettari cementificati. La base verrebbe costruita su un
pregiato terreno agricolo coltivato a vite e a piante da frutto e per
via del rischio di esondazioni dell’Adige il terreno verrebbe rialzato
con migliaia di metri cubi di porfido, causa di emissioni nocive di
radon.

Il progetto della base militare è stato deciso senza nessun tipo di
confronto pubblico e calato sulla testa della popolazione
. Dieci giorni
fa un gruppo di abitanti ha manifestato contro i primi lavori per la
costruzione della base; 36 di loro sono stati fermati e gli sono stati
notificati i reati di «violenza privata, invasione di terreni,
interruzione di servizio di pubblica necessità e manifestazione non
autorizzata».

 

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Multinazionali europee giudicate dal Tribunale Permanente dei Popoli: l’America Latina chiede giustizia

Si sente mai parlare in tv di tribunali o processi? Forse però passano solo le cose che ci riguardano… come i bellissimi omicidi che ci emozionano, il campionato di calcio truccato, ma neanche poi così tanto, le intercettazioni, perchè al giorno d’oggi chi non ha nulla da nascondere?
Eppure tutti i giorni andiamo al supermercato o consumiamo cose acquistate in precedenza. Qui si parla di un Tribunale Permanente dei Popoli (già il nome è strano) che si permette di giudicare le multinazionali che ogni giorno si premurano di curarci, farci guidare, dissetarci, telefonare.
Forse è meglio non sapere che siamo complici di diritti negati, violenze e devastazioni ambientali, sia in grande perchè le più grandi multinazionali sono europee (lasciamo stare per un attimo l’ "imperialismo americano"), sia in piccolo, perchè alla fine tutto questo ci serve per avere i saldi.
Forse è meglio parlare del tribunale di Milano, o dei RIS di Parma.
 

Da Peacelink: 


Multinazionali europee giudicate dal Tribunale Permanente dei Popoli: l’America Latina chiede giustizia

3 giugno 2008 – Alessia Marucci (casco bianco in Perù)
 

Lima- Il 16 maggio, dopo tre giorni di dibattiti, conferenze,
eventi culturali, è terminata la terza Cumbre de los Pueblos, promossa
da diversi movimenti sociali e organizzazioni non governative
dell’America Latina, del Caribe e dell’Europa. L’evento è culminato con
la consegna del documento finale e del verdetto del Tribunale
Permanente dei Popoli ai rappresentanti degli stati partecipanti e al
presidente della Boliva Evo Morales.

Il Tribunale era stato chiamato a giudicare le politiche neoliberali e
le imprese multinazionali europee operanti in America Latina.

Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è un organismo nato sulla
scìa del Tribunale Russel sulla guerra in Vietnam e sulle Dittature del
Cono Sud in America Latina.
L’aspirazione del Tribunale è quella di dare visibilità e qualificare
in termini giuridici tutte quelle situazioni in cui la massiva
violazione di diritti fondamentali non trova un riconoscimento né
risposte istituzionali, sia a livello nazionale che internazionale.
Dall’anno della sua fondazione, avvenuta in Italia nel 1979, il
Tribunale, nelle sue 35 sessioni, ha appoggiato le lotte dei popoli,
denuciato le violazioni di diritti umani fondamentali commesse per mano
di stati dittatoriali o imprese multinazionali.

Nelle parti iniziali del verdetto si legge che ogni caso
presentato ha messo chiaramente in evidenza il fatto che le violazioni
denuciate non sono incidenti casuali, ma "normali" espressioni di
politiche generali e che le violazioni di diritti da parte delle
multinazionali si sviluppano in condizioni di totale permissività e/o
impunità da parte delle autorità pubbliche responsabili. Si rileva il
carattere sistematico delle violazioni commesse, del disprezzo alla
vita e alla dignità delle persone in quanto singoli e in quanto
appartenenti a comunità indigene.

Al Tribunale sono stati presentati un totale di 24 casi, divisi
per aree tematiche: settore minerario, petrolifero, farmaceutico,
biotecnologico, idrico, forestale, finanziario, siderurgico. Tra le
multinazionali europee accusate di aver violato I diritti dell’uomo e
dei lavoratori locali, Unilever (Inghilterra-Olanda), Suez (Francia),
Union Fenosa (Spagna), Bayer (Germania), Aguas de Saltillo (Spagna),
Cemaq Mainstream S.A. (Norvegia), Syngenta (Svizzera), Proactiva
(Spagna), Shanska (Svezia), Monterrico Metals (Regno Unito), Botnia
(Finlandia).

Tra le imprese giudicate, l’italiana Telecom, per I recenti fatti
accaduti in Bolivia. L’impresa italiana aveva acquistato il 50% delle
azioni dell’impresa nazionale Entel, rinazionalizzata l’anno scorso dal
governo Morales. Oggi la Telecom chiede circa sessanta milioni di
dollari di indennizzo, e intanto la Sovraintendenza delle Banche ha
congelato i conti della boliviana Entel.
Gravi violazioni sono state individuate per quanto riguarda i rapporti
di lavoro, attraverso la precarizzazione e lo sfruttamento, la
criminalizzazione della protesta sociale, caratterizzata da repressioni
violente commesse dagli organi militari e paramilitari.

Con una continua contaminazione delle falde acquifere, dei fiumi,
con la deforestazione selvaggia, la ricchissima biodiversità di queste
regioni -bacino amazzonico, area andina- è seriamente messa in
pericolo: azioni del genere possono rompere fragili equilibri in
maniera irreversibile.

Non si tratta, secondo il TPP, solo di un’aggressione fisica ai
suoli e alle acque, ma anche di un’ aggressione morale alla madre terra
(pachamama). Secondo la cosmovisione dei popoli nativi gli esseri umani
vivono in simbiosi con la natura grazie alla quale possono vivere. Non
solo distruzione di un habitat, ma anche di un intero bagaglio
culturale, di un complesso sistema di credenze che vede nella natura un
essere vivente, una madre, e l’atto di contaminazione corrisponde,
quindi, ad un atto di morte.

Per quanto riguarda le responsabilità, il verdetto dice che è lo
Stato, ospitante e di origine della multinazionale, a dover vigilare ,
proteggere e sanzionare le violazioni dei diritti umani commesse sia da
enti pubblici che privati.
La mobilità di capitali, la de-localizzazione delle multinazionali,
l’utilizzo di innumerevoli filiali, i codici di condotta volontari che
portano all’irresponsabilità di fronte al diritto interno e
internazionale, sono terreno fertile per l’ impunità.

Vista l’importanza dei contenuti trattati la sentenza del TPP sarà
inviata al Consiglio Economico e Sociale dell’Onu, alla Corte Europea
dei Diritti dell’Uomo, alla Commissione Interamerica dei Diritti Umani
e ai governi dei paesi membri dell’Unione Europea, affinchè possano
agire a seconda delle competenze e delle facoltà.

Fino a questo momento, il lavoro del Tribunale è stato
importantissimo: ha permesso la documentazione sistematica non solo dei
fatti, ma anche delle loro cause e radici, grazie all’ascolto di tutti
i popoli, soprattutto di quelli che in questa globalizzazione non hanno
un volto.

Altro merito del Tribunale è di essere stato uno spazio in cui le
diverse voci dell’ America Latina – sindacalisti, attivisti,
rappresentanti dei popoli nativi- si sono incontrate per denunciare
pubblicamente, tutte insieme, le loro storie e le violazioni subite.
E’ in momenti come questo che può nascere un linguaggio comune di
lotta, perchè ci vogliono tante voci per ricordare ad esempio allo
stato peruviano di aver firmato e ratificato nel 1994 la Convenzione
169 sui Popoli Indigeni e Tribali dell’ Organizzazione Internazionale
del Lavoro e che è suo dovere rispettarla.

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