Si sente mai parlare in tv di tribunali o processi? Forse però passano solo le cose che ci riguardano… come i bellissimi omicidi che ci emozionano, il campionato di calcio truccato, ma neanche poi così tanto, le intercettazioni, perchè al giorno d’oggi chi non ha nulla da nascondere?
Eppure tutti i giorni andiamo al supermercato o consumiamo cose acquistate in precedenza. Qui si parla di un Tribunale Permanente dei Popoli (già il nome è strano) che si permette di giudicare le multinazionali che ogni giorno si premurano di curarci, farci guidare, dissetarci, telefonare.
Forse è meglio non sapere che siamo complici di diritti negati, violenze e devastazioni ambientali, sia in grande perchè le più grandi multinazionali sono europee (lasciamo stare per un attimo l’ "imperialismo americano"), sia in piccolo, perchè alla fine tutto questo ci serve per avere i saldi.
Forse è meglio parlare del tribunale di Milano, o dei RIS di Parma.
Da Peacelink:
Multinazionali europee giudicate dal Tribunale Permanente dei Popoli: l’America Latina chiede giustizia
3 giugno 2008 – Alessia Marucci (casco bianco in Perù)
Lima- Il 16 maggio, dopo tre giorni di dibattiti, conferenze,
eventi culturali, è terminata la terza Cumbre de los Pueblos, promossa
da diversi movimenti sociali e organizzazioni non governative
dell’America Latina, del Caribe e dell’Europa. L’evento è culminato con
la consegna del documento finale e del verdetto del Tribunale
Permanente dei Popoli ai rappresentanti degli stati partecipanti e al
presidente della Boliva Evo Morales.
Il Tribunale era stato chiamato a giudicare le politiche neoliberali e
le imprese multinazionali europee operanti in America Latina.
Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è un organismo nato sulla
scìa del Tribunale Russel sulla guerra in Vietnam e sulle Dittature del
Cono Sud in America Latina.
L’aspirazione del Tribunale è quella di dare visibilità e qualificare
in termini giuridici tutte quelle situazioni in cui la massiva
violazione di diritti fondamentali non trova un riconoscimento né
risposte istituzionali, sia a livello nazionale che internazionale.
Dall’anno della sua fondazione, avvenuta in Italia nel 1979, il
Tribunale, nelle sue 35 sessioni, ha appoggiato le lotte dei popoli,
denuciato le violazioni di diritti umani fondamentali commesse per mano
di stati dittatoriali o imprese multinazionali.
Nelle parti iniziali del verdetto si legge che ogni caso
presentato ha messo chiaramente in evidenza il fatto che le violazioni
denuciate non sono incidenti casuali, ma "normali" espressioni di
politiche generali e che le violazioni di diritti da parte delle
multinazionali si sviluppano in condizioni di totale permissività e/o
impunità da parte delle autorità pubbliche responsabili. Si rileva il
carattere sistematico delle violazioni commesse, del disprezzo alla
vita e alla dignità delle persone in quanto singoli e in quanto
appartenenti a comunità indigene.
Al Tribunale sono stati presentati un totale di 24 casi, divisi
per aree tematiche: settore minerario, petrolifero, farmaceutico,
biotecnologico, idrico, forestale, finanziario, siderurgico. Tra le
multinazionali europee accusate di aver violato I diritti dell’uomo e
dei lavoratori locali, Unilever (Inghilterra-Olanda), Suez (Francia),
Union Fenosa (Spagna), Bayer (Germania), Aguas de Saltillo (Spagna),
Cemaq Mainstream S.A. (Norvegia), Syngenta (Svizzera), Proactiva
(Spagna), Shanska (Svezia), Monterrico Metals (Regno Unito), Botnia
(Finlandia).
Tra le imprese giudicate, l’italiana Telecom, per I recenti fatti
accaduti in Bolivia. L’impresa italiana aveva acquistato il 50% delle
azioni dell’impresa nazionale Entel, rinazionalizzata l’anno scorso dal
governo Morales. Oggi la Telecom chiede circa sessanta milioni di
dollari di indennizzo, e intanto la Sovraintendenza delle Banche ha
congelato i conti della boliviana Entel.
Gravi violazioni sono state individuate per quanto riguarda i rapporti
di lavoro, attraverso la precarizzazione e lo sfruttamento, la
criminalizzazione della protesta sociale, caratterizzata da repressioni
violente commesse dagli organi militari e paramilitari.
Con una continua contaminazione delle falde acquifere, dei fiumi,
con la deforestazione selvaggia, la ricchissima biodiversità di queste
regioni -bacino amazzonico, area andina- è seriamente messa in
pericolo: azioni del genere possono rompere fragili equilibri in
maniera irreversibile.
Non si tratta, secondo il TPP, solo di un’aggressione fisica ai
suoli e alle acque, ma anche di un’ aggressione morale alla madre terra
(pachamama). Secondo la cosmovisione dei popoli nativi gli esseri umani
vivono in simbiosi con la natura grazie alla quale possono vivere. Non
solo distruzione di un habitat, ma anche di un intero bagaglio
culturale, di un complesso sistema di credenze che vede nella natura un
essere vivente, una madre, e l’atto di contaminazione corrisponde,
quindi, ad un atto di morte.
Per quanto riguarda le responsabilità, il verdetto dice che è lo
Stato, ospitante e di origine della multinazionale, a dover vigilare ,
proteggere e sanzionare le violazioni dei diritti umani commesse sia da
enti pubblici che privati.
La mobilità di capitali, la de-localizzazione delle multinazionali,
l’utilizzo di innumerevoli filiali, i codici di condotta volontari che
portano all’irresponsabilità di fronte al diritto interno e
internazionale, sono terreno fertile per l’ impunità.
Vista l’importanza dei contenuti trattati la sentenza del TPP sarà
inviata al Consiglio Economico e Sociale dell’Onu, alla Corte Europea
dei Diritti dell’Uomo, alla Commissione Interamerica dei Diritti Umani
e ai governi dei paesi membri dell’Unione Europea, affinchè possano
agire a seconda delle competenze e delle facoltà.
Fino a questo momento, il lavoro del Tribunale è stato
importantissimo: ha permesso la documentazione sistematica non solo dei
fatti, ma anche delle loro cause e radici, grazie all’ascolto di tutti
i popoli, soprattutto di quelli che in questa globalizzazione non hanno
un volto.
Altro merito del Tribunale è di essere stato uno spazio in cui le
diverse voci dell’ America Latina – sindacalisti, attivisti,
rappresentanti dei popoli nativi- si sono incontrate per denunciare
pubblicamente, tutte insieme, le loro storie e le violazioni subite.
E’ in momenti come questo che può nascere un linguaggio comune di
lotta, perchè ci vogliono tante voci per ricordare ad esempio allo
stato peruviano di aver firmato e ratificato nel 1994 la Convenzione
169 sui Popoli Indigeni e Tribali dell’ Organizzazione Internazionale
del Lavoro e che è suo dovere rispettarla.